SGURGOLA con il suo moderno agglomerato urbano, si estende sulle propaggini collinari meridionali della catena dei monti Lepini, a est dell’antico “mons. Iulianus” a 384 metri sul livello del mare, in uno dei punti più suggestivi della antica regione dei Volsci, dai Romani denominata “latium adiectum”, dopo averne operata la conquista, distinguendolo così dal “latium vetus”, costituito dalla attuale campagna romana.Una vecchia leggenda la fa risalire a Spartaco, l'intrepido e audace condottiero della Tracia che diresse la rivolta dei gladiatori, detta altrimenti "terza guerra servile».

Il quale Spartaco che per due anni, con le sue temibili bande aveva tenuto testa ai Romani, dopo la disfatta sul fiume Silaro (Fiume della Campania, oggi Sele) inflittagli dalle sei legioni dì M. Licinio Grasso (71 av. C.), sarebbe riuscito, con alcuni suoi fedeli, a mettersi in salvo tra gli scogli boscosi di questa zona, dando cosi origine a Sgurgola. Per altri storici, e non ci sono argomenti sufficienti per negarlo, che Sgurgola risalirebbe, se non come nucleo organizzato, almeno come luogo sporadicamente già abitato, all'età cupro-Utica, o della pietra e del rame che diventa il segno della nuova forma di civiltà. Ciò potrebbe trovar conferma nel fatto che centocinquanta anni fa, circa, fu rinvenuto, in una grotta venuta alla luce nei pressi dello scalo ferroviario, in seguito a lavori di sterro, forse fatto proprio per l'impianto della ferrovia, uno scheletro umano, che si può osservare oggi nel museo Pigorini, in Roma. Tale scheletro presenta nella parte anteriore del cranio (frontale e mandibola inferiore) delle tinteggiature di ocra, colorazione certo antichissima.

Nello stesso luogo, insieme con lo scheletro furono rinvenuti anche: un vaso fittile, un martello litico forato a capo e penna, un pugnale di rame, di tipo arcaicissimo e sedici cuspidi di frecce di selce, di cui due colorate di cinabro e una di bronzo, tutte a triangolo isoscele, con gambo. A giudizio degli esperti in materia, scheletro e supellettile risalirebbero con probabile approssimazione all'età eneolitica, tra i duemila o i millecinquecento anni av. C. E non e il solo caso. Più volte per le varie zone del territorio ci sono stati imprevisti rinvenimenti di ossa umane in seguito a lavorazione dei terreni e accanto alle ossa, venuti alla luce cuspidi di brecce, arnesi vari, vasi fittili di diverse forme e dimensioni, purtroppo ridotti in mille frantumi sotto il piccone di ignari coloni, o sotto la pressione del vomere(Es. il testo di una scritta a caratteri greci incisi su lastra marmorea, dissotterrata con l'aratro da un contadino, mentre arava il suo campo in contrada " Colli). Il nucleo abitativo storico del paese, aggrappato intorno ad un elevato e solitario sperone roccioso, dominato dalla rocca, è limitato a nord dalla via Valle fredda, “vallis frigida” oggi via Garibaldi, probabilmente con riferimento all’esposizione geografica del luogo, ed a sud da via S.Giovanni, e rappresenta una entità a sé stante, separata dal moderno agglomerato urbano, dal quale si distingue per aver conservato, anche se aggiornata ai tempi, la sua primitiva fisionomia medievale, con le strade strette, a gradinata, ricavate nella roccia dello sperone di cui seguono l’andamento altimetrico, dal transito difficoltoso per il sensibile dislivello del loro percorso. A parte la rilevanza strategica dei luoghi, il paese godeva e gode di un clima temperato, per essergli ignoti il freddo rigoroso come il caldo eccessivo, mentre a sud lo ripara dai venti la montagna della catena dei monti Lepini, ricca di vegetazione, che si erge alle sue spalle. Dall’alto della rocca, all’osservatore si apre un’ampia visuale panoramica e l’occhio, nel suo lento spostarsi, scopre città e castelli dalla storia millenaria, affacciati sulla valle del Sacco, già percorsa dal cartaginese Annibale e, tra gli invasori barbarici, anche dal goto Ricimero, che nel 500 d. C. con le sue orde avrebbe distrutto la splendida e grandiosa villa romana denominata “Villa Magna”. L’amena posizione del castello, immerso nella tranquilla solitudine, oltre che la suggestiva bellezza della località, indussero lo spagnolo Arnaldo da Villanova, medico personale del papa Bonifacio VIII, a trasferirvisi, lasciando la città di Anagni, per trascorrervi l’estate dell’anno 1301.Fu durante la sua permanenza nel castello, del quale era divenuto titolare Pietro Caetani, che Arnaldo da Villanova, il quale alloggiava nella parte alta della rocca, scrisse l’opera medica “regimen sanitatis”, che, tornato ad Anagni, presentava al Papa insieme al rimedio ideato e realizzato in tale soggiorno per alleviare le sofferenze procurate al papa dal “mal della pietra”.

Agli inizi del secondo millennio, e precisamente nell'anno 1088, la località entra nella storia del Lazio meridionale, identificata come “Castrum Sculcule”, Castello di Sgurgola, che il papa Urbano II, con la bolla del 21 agosto 1088, assegna per il governo e l'amministrazione a Pietro, vescovo di Anagni, insieme ai castelli di “Porcianum”, “Acutum”, “Pileum”, “Villam Magnam”, “Morolum” Il castello di Sgurgola rimaneva pertanto affidato all'autorità ecclesiastica fino all'anno 1158, epoca in cui venne concesso in feudo a Gualgano Conti. Il castello si svincola così dal governo ecclesiastico, e vive autonomamente secondo le consuetudini rispettate dal feudatario. Nel 1253 a Gualgano gli succede il figlio Corrado il quale muore nel 1278 lasciando il castello in eredità ai suoi successori. Da qui ha inizio la frammentazione di Sgurgola, suddivisa e contesa tra eredi e proprietari minori. In questo lungo periodo si susseguirono aspre lotte e congiure, e solo a seguito dell'intervento del Papa Bonifacio VIII prima e Clemente V poi, che nel 1314, Pietro Caetani prendeva possesso del castello e della rocca. Cessava dunque definitivamente la signoria della famiglia dei Conti ai quali si sostituiva quella del casato dei Caetani. Costoro lo tennero fino al 1484, quando GianFelice Caetani ne fu spogliato da Prospero Colonna. Grazie ad una sentenza del 1548, Onorato Caetani discendente di GianFelice e suo figlio, furono reintegrati del possesso di Sgurgola, ma solo per un sesto.

Le origini del nome "SGURGOLA", pare trovi la sua fondata giustificazione in due ipotesi:
  • dal numero considerevole di sgorghi d'acqua (da sgorgo - SGURGOLA), dieci, circa, pullulanti nelle immediate vicinanze dell'abitato. Uno soprattutto di tali sgorghi, il più voluminoso, purtroppo non perenne, ma a carattere stagionale e quello detto di S. Nicola, il quale, durante l'inverno, assume aria e portata di fiumicello per, poi, scomparire lentamente a primavera avanzata. Balza fuori,gorgogliante e rumoroso alle prime piogge autunnali, da un antro aperto ai fianchi del monte e, dopo breve fluire a ringorghi tra ciottoli e macigni, lambendo i vetusti fianchi della dìruta chiesetta omonima, librata arditamente sul ciglio pauroso di un dirupo, precipita a strapiombo, spumeggiante cascatella, negli anfratti sottostanti, scomponendosi in mille iridescenze, rugiada feconda per i licheni, i capelvenere e i caprifogli,di cui sono ricoperti.Altre sorgenti notevoli per freschezza e leggerezza delle loro acque "sono tra le altre:quella detta di S. Leonardo e dell'Acero, entrambe scaturenti da considerevole quota del pendio del monte; la fonte Viana che ha dato il nome alla vetusta chiesuolina dedicata appunto a S. Maria in Viano, e nelle immediate adiacenze del paese, la sorgente detta dei Capuani, dal caratteristico sapore oleoso e quella di S. Giovanni, seguite, poi,da Rio Vivo di sopra e Rio Vivo di sotto. Ma la sorgente che sta maggiormente a cuore dei cittadini e che merita particolare menzione è la fonte Caviglia, mèta della abituate passeggiala, la quale, da tempo, va acquistando chiara fama nell’estimazione non solo degli abitanti ma anche e più dei numerosi ospiti che la frequentano, molti dei quali non esitano ad accostarla a quella famosa di Fiuggi, perché affetti da calcolosi o litiasi che dir si voglia, ne sono stati guariti.
  • da una radice della lingua longobarda e precisamente "Sculca", che par voglia significare "luogo di vedetta". La rocca e la stessa primitiva denominazione della località, e cioè “Sculca”, costituiscono dati di rilievo, anche se approssimativi, per farne risalire le origini all’alto medioevo e specificamente al periodo della dominazione longobarda in Italia. Anche se il territorio compreso tra il fiume Sacco e le propaggini collinari dei monti Lepini è stato oggetto di frequentazioni umane già nell’epoca preistorica di transizione tra il neolitico e l’eneolitico, ed ancora, sia pure a millenni di distanza, nel periodo repubblicano e imperiale di Roma, tuttavia nulla autorizza a ritenere Sgurgola coeva ai cennati reperti. Il primo elemento documentalmente certo, che assume rilevanza ai fini della ricerca sulle origini del paese, è la presenza del “notaro Giovanni de Scurca”, che negli anni tra il 946 e il 955 rogava l’atto di donazione con il quale i coniugi “Ilperino e Reticolam” lasciavano per l’anima dei loro genitori un terreno, posto presso la chiesa di San Salvatore, a favore della chiesa di Anagni e per essa al vescovo Leone, che ne reggeva il vescovado.

La presenza del notaio non solo comprova l’esistenza del paese all’epoca, ma ne rivela il grado di evoluzione, che, attesi gli oscuri tempi medievali, turbati da guerre e invasioni barbaniche, dovette verificarsi con molta gradualità e lentezza. La parola “Scurca”, indicata come località di provenienza del notaio, costituisce senza dubbio la trasformazione di “Sculca”, originaria denominazione del paese, e che continuerà a trasformarsi attraverso i secoli, fino a diventare l’attuale “Sgurgola”, con passaggi successivi, di cui è traccia nelle vane fonti documentali. Accertato dunque che “Sculca” è termine longobardo, le origini del paese possono riportarsi all’epoca della dominazione longobarda in Italia, e più precisamente al periodo della invasione del ducato romano, comprensivo del territorio del basso Lazio e quindi anche delle nostre zone. Si può fondatamente sostenere, con una certa approssimazione circa la data, che Sgurgola ebbe origine al tempo di Rotari (636-652), o forse anche a quello di Liutprando (713-753), o comunque nel periodo del medioevo indicato come Bizantino-Longobardo, compreso cioè tra il 568 e il 774.L’epoca indicata trova riscontro storico nella stessa denominazione di “Sculca”, derivatale dal servizio che quivi veniva svolto, che era attività di polizia, attuata da militi e indicata come “servizio in scutca”. Tale servizio era appunto previsto dall’ordinamento militare longobardo, che stabiliva l’obbligo per tutti i cittadini di presentarsi per la difesa del territorio e per quella locale; e che per la città era chiamato “vigilia mu­rorum”, mentre per la campagna era denominato “servizio in sculca”. Nell’anno 774, con la sconfitta e deposizione del re Desiderio ad opera di Carlo Magno, re dei Franchi, sceso in Italia a combatterlo su richiesta del papa Adriano I, cessava la dominazione longobarda in Italia. Aveva così fine anche la prestazione del servizio in “Sculca” e il territorio che vi era sottoposto tornava a far parte del Ducato romano. Alla località, ormai abitata dai militari e dalle loro famiglie, rimaneva la denominazione di “Sculca”, che attraverso i secoli si trasformava poi in Scurca, Sculcula, Sculcola, Scurcola, Scurgola e quindi Sgurgola, termini che sono appunto riportati in varie fonti documentali. Il nucleo abitativo con il fortilizio di guardia e di difesa, la rocca, era così inserito nella giurisdizione ecclesiastica e, abbandonato il primitivo assetto longobardo di posto militare, si trasformava in entità territoriale civile autonoma, soggetta al governo ecclesiastico centrale, come altri numerosi castelli del basso Lazio.

Le due ipotesi ben si attagliano al luogo, le cui evidenti caratteristiche giustificano appieno il nome nell'una come nell'altra derivazione.
Nel 1253 era in possesso dei Conti di Ceccano. Da questi fu venduto ai Torelli, che a loro volta la cedettero nel 1319 ai Caetani. Dal XV secolo in poi fu possesso dei Colonna. Sul sigillo e raffigurata l'immagine del santo martire protettore del luogo (San Leonardo).
Le origini dello Stemma checaratterizza il Comune di SGURGOLA risalgonoall'epoca medioevale. Non a caso nelloscudo è rappresentata una torre di due piani con merlialla ghibellina (ossia con la parte superiore a forma diV) che testimonia la presenza di un castello. Ilguerriero sulla cima della torre vuole rappresentare lanatura bellicosa degli abitanti del paese e lo spiritocoraggioso dei suoi regnanti. Lo stemma è stato concessoal Comune di Sgurgola nel lontano 1929, settimo annodell’era fascista, ed esattamente il 4 luglio. IlSindaco si chiamava ancora PODESTA’ e per ottenere ilsimbolo di Sgurgola è stato necessario consultare ilCommissario del Re presso la Commissione Araldica. linuovo stemma è stato poi, dopo l’approvazione dellaGiunta Permanente Araldica, iscritto nel Libro Araldicodegli Enti Morali. A noi è giunto l’originale di questoimportante e prezioso documento in cui compare ladescrizione dello stemma, che ci pregiamo di riportarequi: Lo stemma, descritto con precisione, è incluso nello Statuto Comunale e ne costituisce parte integrante.